Barbecue, il film diretto da Eric Lavaine, ricorda come il cinema francese abbia da sempre dimostrato sin dagli albori del cinema delle origini – ovvero i primi anni del Novecento – una vena anarchica e sovversiva che si è poi trasferita, con altre modalità e declinazioni, nella filmografia dei suoi migliori registi.

Negli ultimi anni, istituendo un paragone imbarazzante tra la produzione gallica e quella nostrana, appare sempre più evidente come la commedia, uno dei generi che aveva caratterizzato la settimana arte italiana, sia ormai meglio frequentata dai cugini d’oltralpe.

Più imprevedibili, varie, legate alla realtà, ancorate a uno star system meno televisivo e più teatrale (e quindi di più alta qualità), le commedie francesi con vari esiti hanno dimostrato di saper coniugare realismo, dramma e risate, mentre a partire dagli anni 2000 questa caratteristica sembra parzialmente svanita dal cinema tricolore.

Nel film Barbecue, in uscita l’11 settembre nelle sale, si parla di crisi di mezza età in modo leggero e spensierato, senza troppe fisime moraleggianti. Come ogni anno un gruppo di amici si ritrova riunito intorno ad Antoine (Lambert Wilson), atletico, salutista e giovanile cinquantenne, per festeggiarne il mezzo secolo di vita: miglior regalo per l’uomo non può che essere un bell’infarto, malore che gli fa scoprire le gioie delle vita e le sregolatezze che finalmente può concedersi.

Vengono stravolte amicizie durature, tra chi ancora non si è reso conto della propria separazione dalla moglie, ritrovata per caso in vacanza, passando per gli sfegatati fan del calcio e finendo con chi ha problemi economici che non riesce a confessare in famiglia.

Foto: ufficio stampa