In un certo senso si è svolto tutto secondo copione: l’ultima puntata di Ballarò prima dell’effettiva cancellazione ha ospitato una serie di recriminazioni da parte di Massimo Giannini.

In molti in effetti si aspettavano una coda con tanto di coup de théâtre del conduttore, al quale comprensibilmente non sono piaciute le decisioni presa della neo-nominata direttrice di rete Daria Bignardi, che i bene informati indicano come diretta emanazione della volontà del premier Matteo Renzi.

E a questo proposito le parole di congedo pronunciate da Giannini non lasciano molti dubbi su chi sia l’obiettivo delle sue invettive: “Anche noi alla fine siamo stati rottamati. Abbiamo fatto scelte giuste e scelte sbagliate, ma come avevo promesso due anni fa siamo stati di parte. Siamo sempre stati dalla parte del pubblico che ci guarda, non del palazzo che ci critica. E chi ha criticato tanto. Siamo sempre stati onesti con noi stessi e con voi che ci avete seguito da casa. Spesso abbiamo dato fastidio e ne abbiamo pagato il prezzo.”

A corredare il tutto anche una polemica ben poco velata contro l’ingerenza della politica nella telecomunicazioni: “Capita a chiunque voglia fare un’informazione libera anche dentro un servizio pubblico radiotelevisivo sul quale la politica, tutta la politica, [che] proverà sempre ad allungare le mani”.

Difficilmente Giannini avrebbe potuto pronunciare un discorso più esplicito per salutare il pubblico di Ballarò. Spettatori ai quali dalla prossima stagione è destinato un nuovo talk show – dotato di un format più snello e contemporaneo – condotto dal giornalista Gianluca Semprini, strappato alla rivale Sky.

Ma la diatriba Giannini – Pd sarebbe già iniziata sin da gennaio, quando Michele Anzaldi della Commissione di vigilanza Rai aveva criticato il conduttore per il collegamento fatto tra il ministro Boschi e la vicenda di Banca Etruria.

Giannini poi aveva addirittura richiamato il precedente di Silvio Berlusconi in un’intervista concessa a Repubblica, in cui parlava di “clima da editto bulgaro”.

Evidentemente nella nuova Rai3 immaginata dalla Bignardi, che in effetti sembra aver un piano preciso con ritorni celebri e proposte innovative, non c’è più posto per la classicità dell’approfondimento politico alla Ballarò.