Mercoledì 22 aprile, in anticipo rispetto agli Stati Uniti, uscirà finalmente in Italia Avengers Age of Ultron quello che può essere considerato come uno dei film più attesi della stagione, nonché il titolo Marvel che ha attirato più aspettative su di sé.

Come già il suo predecessore, Age of Ultron è destinato a chiedere la seconda fase dell’ondata di cinecomic della Casa delle Idee, se si esclude l’atipico Ant-Man, e sul lavoro di Joss Whedon si concentra la curiosità di tutti i fan, ansiosi di sapere se questa nuova riunione di supereroi reggerà il confronto con il predecessore.

La critica, lo diciamo subito, ha espresso pareri più che positivi, in genere, ma non sono mancate argomentazioni che hanno sottolineato alcune mancanze in fase di sceneggiatura e, paradossalmente, anche una certa sovrabbondanza di elementi su cui non è stata esercitata la necessaria misura.

Tra i più entusiasti c’è Gabriele Niola di Bad Taste, che esalta in particolar modo l’equilibrismo del regista Whedon, in grado di dosare alla perfezione le molte sottotrame, di illuminare con “lampi di intimismo” la trama, senza dimenticare la sua peculiare ironia “da anni ’90” e la capacità di mettere in scena sequenze d’azioni molto potenti.

A splendere su tutto pare essere il rapporto tra Vedova Nera (Scarlett Johansson) e Bruce Banner – Hulk (Mark Ruffalo): “un trionfo di ambiguità e  doppio gioco, contemporaneamente opportunista, perchè necessario al controllo di Hulk, e sincero, visti i molti indizi che Whedon stesso aveva sparso nel primo film. La chimica tra i due è così forte e ancestrale e le potenzialità narrative sono così ampie che si ha la sensazione che un artista della serialità come Whedon lo avrebbe potuto portare avanti per intere stagioni donandogli non solo le minuzie e i dettagli ma anche il respiro delle relazioni più realistiche.

Altrettanto favorevole è l’impressione di Antonio Bracco di Comingsoon.it. Anch’egli è colpito dall’equilibrio di Whedon, e rimarca “quanto ognuno dei personaggi abbia una significativa scena madre sia in battaglia sia dialogata, sempre inserita nel flusso narrativo generale”, con una “chiara volontà di mettere in evidenza coloro che non hanno film propri come Occhio di Falco e Vedova Nera, allargando i subplot che li riguardano”.

Meno riuscito forse l’affastellamento delle scene d’azione di cui sono stipate le 2 ore e 20 di Avengers Age of Ultron , che “crescono di conseguenza e, se l’implicito obiettivo è quello di superare se stessi, anche il fragore rischia di essere controproducente.”

Per Best Movie Andrea Facchin scrive una recensione dal pollice in su, in cui fa notare che gli attesi collegamenti con le prossime pellicole Marvel sembrano interessare più la Infinity War che la Civil War di cui saranno protagonisti Iron Man e Capitan America.

Promozione a pieni voti per il dimissionario Whedon, dunque, che “pare aver fissato una nuova direzione narrativa che i suoi successori farebbero bene a seguire. Perché agli effetti speciali si può unire anche una caratterizzazione dei personaggi di spessore, senza per forza sfociare in introspezioni di stampo nolaniano, rispettando così lo stile Marvel. Che in Age of Ultron raggiunge una completezza sinora inedita.

Nonostante il parere positivo Dario Forti di Fumettologica pare più perplesso dei suoi colleghi, rimarcando la mancanza di motivazioni psicologiche plausibili per protagonisti e villain, costretti in snodi narrativi troppo bruschi e affrettati.

Lo spettacolo di alto livello non manca, ma sembra latitare il conflitto interno al gruppo: “il punto è che nessuno mette mai in dubbio le proprie azioni e se abbiano il diritto o no di fare quello che fanno.”

Bocciati anche i nuovi ingressi costituiti da Visione, Quicksilver (Aaron Taylor-Johnson) e Scarlet Witch (Elizabeth Olsen): “Sicuramente sono personaggi che troveranno maggiore dignità nei prossimi film, ma per il momento valgono quanto dei sagomati.