Siamo nella Berlino del novembre ’89. Mentre la le piazze si scaldano sempre di più verso l’evento epocale dell’imminente caduta del Muro, la Guerra Fredda è ancora una realtà intricata e pericolosa che scorre sotto le unghie sporche della città. Arriva l’agente Lorraine Broughton della MI6, agenzia di spionaggio estero per la Corona Inglese. In città c’è da sgominare una nuova, misteriosa organizzazione di spie che ha ucciso un suo collega. Ad affiancarla in questo compito David Percival, agente risiedente da tempo in città, un tipo tra le righe, e tra le cortine, visto che trotterella tra Berlino Est e Ovest quasi come fossero due normali quartieri.

L’agente, nonché Atomica Bionda, è una Charlize Theron che porta ancora con sé adrenalina, botte da orbi e pistolettate mostrate in Mad Max – Fury Road. Ma stavolta non è monca e sfoggia il massimo fascino cool possibile in una movimentata avventura dal sapore vintage di fine anni ottanta. Nel grigio di una Berlino che sfoggia i colori più vividi con gli spray sul suo Muro e nelle colate di sangue dei tanti sgherri picchiati o crivellati, si muove come un furbo topo James McAvoy con il suo Percival. Con loro anche una giovane spia ai primi mesi di lavoro interpretata da Sofia Boutella, vista recentemente ne La Mummia con Tom Cruise, e a dirigere l’operazione da radio e telefono un’accoppiata inedita: l’agente della C.I.A. John Goodman e il capo della MI6 Toby Jones.

L’origine del film sta tra le pagine della graphic novel The Coldest City del 2012, scritta da Anthony Johnston e illustrata da Sam Hart, disegnatore anche di altri fumetti che hanno visto il grande schermo come Judge Dredd e Starship Troopers. Partita dalla carta come spy thriller a tinte fosche, estetica essenziale e intrigo di potere tra misteriosi personaggi, con la regia di David Leitch si cambia titolo per espandere sensorialmente ogni input del fumetto. Lei diventa un corpo da diva. Di nome e di fatto, la sensualità si fonde con la violenza, entrambe vissute a 360° dalla macchina da presa. Così la generosità attoriale della Theron non si limita a nudi non necessari se non alla patinatura del film, ma vola verso scazzottate da brivido sia per complessità coreografica che per brutalità. Non per niente Leitch, alla sua seconda regia dopo John Wick, ha un recentissimo passato da stuntman di primo livello. E questo fa la differenza nella sezione action di un film.

Con l’aggiunta di una selezione di hit ‘70/’80 da far battere il ritmo al primo ascolto Atomica Bionda diviene una specie di jukebox da spionaggio, cazzotti e inseguimenti in auto ormai d’epoca. Brani musicali giustissimi ma forse, in alcuni momenti, inseriti con euforica irruenza sovraccaricando la pellicola. Molto ben costruita risulta invece la sequenza degli scontri a mani nude nel centro culturale e cinematografico di Berlino Est. Mentre la scena lesbo con la Boutella aggiunge quel pizzico di pepe adulto che strizza l’occhio ai tempi d’oggi. Come ogni spy-story che si rispetti, non si capisce mai perfettamente quale sia il nocciolo della questione, ma poco male: ce lo insegnò Hitchcock. Nella classicità del genere vengono rispettate quantità e varietà dei ribaltamenti di fronte, rivelazioni imprevedibili e una rincorsa al finale quasi a perdifiato. Il film trova in tutti questi elementi un fortissimo appeal da esercitare verso il pubblico di agosto (perché sarà nelle sale dal 17).

Nonostante gli ingredienti ottimi il pastiche narrativo non risulta sempre così scorrevole, così a volte scopre il fianco apparendo un po’ pasticciato. Ma è un film di ferragosto, con una star planetaria che mai come prima d’ora gioca, tutte insieme, le carte migliori di attrice, sex-symbol e combattente, non risparmiandosi nulla. E poi c’è Berlino con il suo fascino di liberazione dal Muro, a emettere i primi vagiti della metropoli che sarebbe diventata. Tutta l’anima della città forse è racchiusa in una battuta liberatoria dell’agente sotto copertura e festaiolo di McAvoy: “Io amo Berlino!” E voi l’amerete?