Dopo i Cavalieri dello Zodiaco, Yattaman e Capitan Harlock torna un altro eroi dei cartoni animati e dei fumetti: Asterix, protagonista del film Il Regno degli Dei, in uscita nelle sale italiane a partire da giovedì 15 gennaio.

In realtà si dovrebbe parlare di bande dessinée, come i francesi chiamano l’arte sequenziale, e non è proprio corretto parlare di un ritorno, dato che la creatura di René Goscinny e Albert Uderzo dalla fine del secondo millennio è stata protagonista di ben quattro pellicole live action (contro Cesare, del 1999, missione Cleopatra, del 2002, alle Olimpiadi, del 2008, e al servizio di Sua Maestà, del 2012).

Ma questa volta il forzuto e pigmeo Gallo, accompagnato dal fido Obelix, si ammanta della tecnologia tridimensionale che va di tanto di moda nel cinema di animazione. Merito dei due registi Alexandre Astier, creatore del celeberrimo (almeno in patria) Kameelot, e di Louis Clichy, che si è fatto le ossa come animatore alla Pixar (Up e Wall-E).

In questa nuova avventura, tratta dal diciassettesimo albo della serie di Asterix, i guerrieri della tribù dei Galli armoricani devono vedersela con un’insidia romana particolarmente subdola. Giulio Cesare ha infatti architettato un piano molto efficace che per una volta potrebbe avere effetto.

Passando dalle dimostrazioni di forza all’astuzia, Cesare ha costruito un’intera città romana, il cosiddetto Regno degli Dei, intorno al villaggio gallico, in modo da irretire gli abitanti grazie al lusso e ai comfort di questo inusuale resort basato sui sesterzi.

Tra le rivendicazioni sindacali degli schiavi e le missioni in avanscoperta di alcune famiglie romane, sorte di coloni tra i Galli, Asterix e Obelix (sempre più somigliante alla controparte reale di Gerard Depardieu) dovranno vedersela con un conflitto molto particolare: quello tra civiltà e natura, modernità e tradizione, in un film che promette tanto di intrattenere quanto di far riflettere gli spettatori.

Foto: YouTube – Koch Media