A metà strada tra un Aspettando Godot nel deserto e un viaggio antropologico á la Lost in Translation, Aspettando il Re sfrutta il congegno narrativo di lotta e rivincita di un uomo in difficoltà declinandolo a commedia agrodolce dai buoni sentimenti. Alan Clay ha perso azienda e lavoro con l’affare sbagliato, e anche la moglie per il fresco divorzio. Nell’ultimo orgoglioso tentativo di pagare il college alla figlia ventunenne, accetta di volare fino al deserto arabico per vendere al Re una nuova tecnologia olografica. La naufragante attesa in una landa prossima al cantiere di una nuova metropoli sballotta l’uomo d’affari in una serie d’avventure per una terra piena di contraddizioni e pericoli. Nuovi compagni incontrati durante il soggiorno saranno un autista chiacchierone, una dottoressa emancipata e una contabile danese.

Dopo il fantasocial The Circle uscito recentemente, c’è lo zampino di Dave Eggers anche in Aspettando il Re. Il suo romanzo del 2012 era stato divorato da Tom Hanks che ha insistito da subito perché diventasse il film di cui è il protagonista. Alla regia è stato chiamato il tedesco Tom Tykweer. Esplose con Lola corre ma successivamente non lavorò a film esattamente memorabili. Co-diresse però Hanks in Cloud Atlas, con le sorelle Wachowski. “È come se Alan si trovasse solo su un iceberg, o nel deserto, secondo i casi”. Ha affermato Hanks alla stampa americana. “Ti chiedi se abbia qualche amico. Poi gli viene anche una ciste sulla schiena e, alle tre del mattino,  pensa che quella ciste finirà per ucciderlo lentamente. Proprio come quell’iceberg di solitudine che si scioglie lentamente finirà per scomparire e per farlo sprofondare. Il povero Alan si trova proprio in una situazione difficile, ma un po’ fa ridere perché percepisci un’assurda contraddizione: lui cerca di dare un senso a ciò che accade in quel paese straniero mentre non riesce a dare un senso nemmeno alla sua vita”.

Al cinema, come nella vita, aspettare non è mai il massimo. Così un film come A Hologram for the King (questo il titolo originale) potrebbe apparire come opera fuori tempo, operazione non azzeccata nei contenuti e nella forma. O forse proprio per questo rappresenta la sfida piccola e misteriosa che un grande come Hanks ha abbracciato con entusiasmo. Il suo personaggio è un buono in mezzo a tante stranezze dovute al gap culturale tra occidente e mondo musulmano. Se il Murray al soldo di Jarmusch era un burbero salace e ferocemente spocchioso con i giapponesi, Hanks e il suo mondo arabo invertono le cose: Alan affronta tutto, o quasi, con pazienza bonaria e speranza incrollabile, mantenendosi faticosamente sul filo del rispetto delle regole sociali arabe. Al fianco del premio Oscar, veste il ruolo della la dottoressa Sarita Choudhury, magnetica presenza per Alan. Il suo esordio fu in Mississipi Masala, al fianco di Denzel Washington, e qui torna vicino a un’altra star portando una ventata di matura e imperscrutabile sensualità.

Negli Usa Aspettando il Re non ha avuto molto successo di critica né di pubblico. Poco più di 4,2 milioni di dollari d’incasso. Forse perché affronta il divario culturale con candore e levità, ma soprattutto in maniera orizzontale, senza presunzioni né preconcetti  verso l’Islam. E neanche aspira a giudizi. In questo inizio estate un film così, per quanto riguarda l’Italia, si rivolge a un pubblico non proprio giovane, diciamo intorno all’età di Hanks. E a coloro i quali si lasceranno attrarre dalle avventure attempate di un uomo di famiglia alla riscoperta di sé stesso, da una commedia fatta di sorrisi ottenuti con acume, una storia che stuzzica la fantasia sul come andrà a finire, e dulcis in fundo, agli amanti dei comodi viaggio esotici in poltrona e aria condizionata. Che non guasta mai quando fuori inizia l’afa.