È stato definito dalla stampa  il “filmometro”, in modo molto italiano, ma si tratta molto semplicemente di uno studio scientifico per calcolare il successo di un film.

A proporre questo bizzarro tuffo nell’ignoto da parte della scienza sarebbero i ricercatori della Northwestern University capeggiati da Luis Amaral, in teoria professore di ingegneria chimica e biologica.

Ma bisogna subito intendersi per quanto riguarda la nozione di “successo”: il parametro preso in considerazione degli studiosi è quello della sopravvivenza nella memoria e l’influenza di una pellicola sulle future generazioni di spettatori e di cineasti.

Per arrivare a un risultato sono stati esaminati tanto i film inseriti nel National Film Registry della libreria del Congresso degli Stati Uniti (che includono opere ritenute “storicamente o artisticamente significative”) sia più di 15mila film inseriti in IMDb, ovverosia l’Internet Movie Database noto a tutti i cinefili.

Secondo la ricerca ci sarebbero alcuni fattori principali che concorrono al successo di un film mentre altri, ritenuti di solito molto importanti, sono risultati meno influenti: l’esercizio critico servirebbe a poco, mentre avrebbe più incidenza il numero delle volte che un film viene citato (in modo positivo, neutro o negativo) sul web, tanto per fare un esempio.

Ma a prevalere su ogni altro aspetto sarebbe la forza ispiratrice di un film nei confronti dei suoi successori: in pratica tanto più una pellicola è oggetto di citazioni in altre opere, sopratutto dai 25 anni dalla sua uscita in poi, tanto più si può dire che abbia avuto successo e quindi che possa venire inserita nel National Film Registry. Indispensabile anche un ottimo budget, la cui entità è stata trovata direttamente proporzionale al numero dei voti degli utenti di IMDb.

Inutile stare a disquisire sui meriti della scienza nel campo delle espressioni artistiche e delle ricezioni delle stesse, si potrebbe andare avanti all’infinito, ma i parametri e i risultati utilizzati dagli studiosi appaiono quantomeno opinabili per (mancanza di) rigore ed etnocentrismo. A dire il vero non ci stupirebbe molto se a breve lo studio venisse sconfessato o preso in giro dalla comunità scientifica…

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