Negli ultimi anni l’avremo anche vista frequentare spesso la tv (tra X Factor, la co-conduzione di Sanremo e il recente Monte Bianco – Sfida verticale), ma Arisa rimane sempre e comunque una vera artista. E ce lo dimostra con il suo nuovo album Guardando il cielo, che porta lo stesso titolo della canzone con cui parteciperà al 66° Festival di Sanremo (scritta da Giuseppe Anastasi). “Sono davvero contenta, perché quest’anno il cast è bellissimo, c’è un sacco di gente che ama la musica e ne ha fatto la sua ragione di vita. Sono sicura che ci divertiremo molto” – ci racconta Arisa, che abbiamo incontrato a Milano – “Porto una canzone a cui tengo particolarmente, che ho vissuto sulla mia pelle nel corso dell’ultimo anno”.

Come vissuta è ogni singola parola e nota del suo ultimo lavoro (che uscirà per Warner Music il prossimo 12 febbraio): “Nel 2013 ho fatto una lunga vacanza nella mia Basilicata e mi sono resa conto che la natura e il cielo mi rasserenano, mi hanno aiutato a dare spazio alla spiritualità. Ora mi sento più libera, mi dispero meno e vedo i problemi più piccoli, proprio perché ho iniziato a guardare il cielo”. Da qui anche una canzone ecologista come Gaia: “È nata pensando al sud pieno di discariche e alla Basilicata che, da quando è stato trovato il petrolio, è piena di trivelle che hanno fatto del male non solo alla terra ma anche alle persone: basti pensare che, secondo le ultime statistiche, nella regione c’è almeno un malato di tumore per casa”.

Guardando il cielo non è solo pieno di collaborazioni (con Cheope, Federica Abbate, Fabio Gargiulo, Stefano Galafate, Andy Ferrara, Carlo U. Rossi, Andres Diamond e Don Joe) ma anche di ispirazioni: “Io finora non ho visitato tanti paesi, ma sono stata in Turchia e sono rimasta incantata dalla musica e dal loro modo sinuoso di cantare. Prima o poi vorrei andare in Cina, altro paese che mi affascina soprattutto per la sua cultura: mi piacerebbe tanto stare un pochino sotto un albero di mandorlo e imparare qualcosa. D’altra parte la vita stessa è un viaggio, su un treno che non sappiamo dove ci porterà. Una cosa è certa: c’è un posto nel mondo che ci accoglierà, che non sarà lo stesso per tutti”.

È così che vede anche la sua carriera: “Ho deciso che continuerò a fare musica solo finché ci saranno cose da dire, in cui credo. Il futuro è un punto interrogativo per ognuno di noi”.

Intanto il suo presente è ben chiaro ed è rappresentato da queste nuove canzoni: “Questo è un disco costruito sulla fiducia, in cui ho tirato fuori tutto quello che avevo dentro”. E le emozioni si fanno poesia con pezzi come L’amore della mia vita (dedicato ai suoi genitori), Per vivere ancora (che parla della costruzione di un amore) e Lascerò (scritta pensando a un amore finito).

“Non si può vivere senza amore” – dice Arisa – “E non parlo solo di quello per un uomo, ma anche per la propria famiglia e per le passioni, come la musica”. Non è quindi un caso che lei abbia deciso di portare a Sanremo, nella serata delle cover, la celebre Cuore di Rita Pavone (cover italiana di Heart di Phil Spector). “Trovo questa canzone eterna ed è perfetta per me, che ho un rapporto esclusivo con il mio cuore, con cui parlo spesso”.

Arisa invita poi tutti a lanciare un messaggio a cui tiene particolarmente: “Ormai in molti sono disillusi e pensano che l’arte non possa fare bene al mondo, ma non è così. Ci sono fior di saggi che ci dicono che siamo nati per creare, quindi bisogna tirare fuori ciò che abbiamo dentro, altrimenti si rischia di diventare folli”.