Presentato come evento speciale durante la Settimana della Critica, sezione collaterale della Mostra del cinema di Venezia, Arance e martello è il lungometraggio d’esordio di Diego Bianchi, meglio conosciuto come lo Zoro di Gazebo.

Nella sua prima opera di finzione il regista riprende il proprio stile già sperimentato sul web e in tv, che fonde il racconto della quotidianità con l’impegno politico declinato nell’osservazione degli eventi meno eclatanti (e forse per questo più rappresentativi).

Zoro, raggiunto dai nostri microfoni, ha raccontato la genesi della pellicola, ambientata nel quartiere romano di San Giovanni, durante la giornata che precedo la chiusura di un mercato rionale. I protagonisti del film sono i rappresentati della sezione del Pd che cercano di fare politica in modo tanto pragmatico quanto velleitario: “Ho scritto una storia che accadeva sotto casa mia, io in quel quartiere ci vivo, ci sono nato, a San Giovanni a Roma, e in quel mercato ci gravito e la sezione del Pd è la ex sezione del Pci da me frequentata in giovane età, quindi un contesto che conosco, mi piaceva scrivere questa storia e renderla film raccontando una realtà che conosco“.

Il contatto con la gente del luogo, di tutte le etnie, e la ripresa della realtà sono stati alla base del film, nelle sale dal 5 settembre: “Questo mercato è davvero diviso più o meno in una zona prevalentemente di italiani e in una di bengalesi, pachistani, per dire solo una delle tante situazioni che si trovano e che sono dell’Italia, e che si incontrano in un mercato. Lì c’è di tutto, chi va a fare la spesa rappresenta tutti i vari gradi di cultura, quindi si incontra di tutto, è un contesto eterogeneo e interessante e le conversazioni che cogli al mercato è difficile riportarle con fedeltà ed efficacia in una sceneggiatura, ma uno ci prova insomma“.

Foto: ufficio stampa