Ennesimo necrologio per il mondo del cinema, quello più colto e prezioso, con la scomparsa del documentarista siciliano Antonio De Seta.

L’ autore delle immagini indimenticabili che raccontano la sua regione di origine, la Sicilia, con «Lu tempu di lu pisci spata», e più largamente tutto il meridione d’ Italia con i docu-film «Banditi ad Orgosolo», e «Un giorno in Barbagia», ricevendo riconoscimenti su scala internazionale, è morto nella sua casa calabrese, nel luogo dove si era definitivamente ritirato a vita privata dopo il suo ultimo lavoro presentato cinque anni fa, fuori concorso, nella vetrina del Festival internazionale di arte cinematografica di Venezia, «Lettere dal Sahara».

Antonio De Seta ha saputo sapientemente raccontare la cultura e la società italiana dagli anni cinquanta fino ai nostri giorni, rendendo più ricco il patrimonio cinematografico del Paese, con le sue inquadrature raffinate, ma girate con un tocco semplicissimo e più spesso utilizzando con maestria la luce naturale del sole, come unica fonte di illuminazione.

Gli scenari paesaggistici italiani documentati dall’ intellettuale, che utilizzò il cinema come strumento, producendo poi, pellicole impareggiabili per bellezza di immagini e compiutezza della tecnica registica, resteranno nella memoria collettiva di tutti coloro che hanno saputo apprezzare il genio di Antonio De Seta,  spentosi all’ età di ottantotto anni.