Antonio Albanese spegne oggi cinquanta candeline, simbolo di una carriera attoriale di tutto rispetto, sfaccettata ed estremamente eccentrica in un panorama cinematografico italiano odierno in cui molte figure hanno cercato di compiere il medesimo passaggio dal comico al drammatico o viceversa, a volte volendo rimanere con un piede in due scarpe, ma ben pochi possono affermare di esserci riusciti davvero.

La palestra di Albanese inizia dal diploma preso alla Paolo Grassi di Milano, che lo conduce alla frequentazione dello Zelig, teatro principe del cabaret tricolore. Poco dopo iniziano le partecipazioni televisive presso le reti Mediaset, tra cui varie ospitate al Maurizio Costanzo Show e un ruolo fisso nel varietà di Paolo Rossi Su la testa!

Ma la vera rivelazione al grande pubblico si deve alla Gialappa’s Band, che vuole Albanese e i suoi innumerevoli e stranissimi personaggi prima a Mai dire gol e poi a Mai dire lunedì/domenica: Epifanio, Alex Drastico, Frengo e Stop, Pier Piero, i volti e i tic che lo avrebbero reso celebre e apprezzatissimo, nascono tutti in questo ambito.

L’esordio al cinema arriva nel 1996 con Uomo d’acqua dolce, primo episodio anche di regia per Albanese: il film è una favola, buffa, tenera e stralunata allo stesso tempo, che radicalizza le peculiari capacità mimetiche e d’osservazione sviluppate dall’attore. Nello stesso anno inizia anche la collaborazione con lo scomparso Carlo Mazzacurati, che lo sceglie per prendere parte a Vesna va veloce. I due ritorneranno a collaborare nel 2000, quando Albanese affianca Fabrizio Bentivoglio in La lingua del santo. Il 1999 segna il ritorno alla regia per La fame e la sete, nuova commedia in cui l’attore triplica l’impegno interpretando ben tre personaggi provenienti dal suo repertorio.

Il pieno riconoscimento arriva però grazie a Pupi Avati, che nel 2005 gli assegna il ruolo di protagonista in La seconda notte di nozze. Due anni dopo anche Silvio Soldini vede le potenzialità drammatiche di Albanese e gli affida il non facile ruolo di Giorni e nuvole, così come farà Francesca Archibugi per Questione di cuore.

Insieme a Giulio Manfredonia Albanese allestisce anche il dittico Qualunquemente e Tutto tutto niente niente, incentrato sulla figura del politico corrotto Cetto La Qualunque. Il primo episodio riscuote molto successo di pubblico, ma purtroppo l’operazione artistica non si può dire felicemente riuscita. Qualche dubbio, sopratutto per quanto riguarda la regia di Gianni Amelio, ha suscitato infine anche l’ultimo ruolo dell’attore, L’intrepido: la storia di un uomo buono come il pane (che è anche il cognome del protagonista Antonio), alle prese con la crisi economica e una paternità difficile. Foto: ufficio stampa