“È normale che esista la paura, in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio.Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti.”
In occasione dell’anniversario della strage di via D’Amelio, in cui persero la vita Paolo Borsellino e cinque uomini della scorta, Rai Cultura dedica un’intera serata al ricordo del giudice del pool anti mafia ucciso nell’attettato dinamitardo  il 19 luglio 1992, in onda sabato 19 luglio  dalle 21.00 su Rai Storia.
Il Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti ricorda l’impegno e l’eredità ricevuta dal giudice Paolo Borsellino e l’importanza del metodo investigativo del pool antimafia. Dice il Procuratore: “E’ importante ricordare costantemente l’insegnamento che ci hanno lasciato Falcone e Borsellino, di professionalità, di attaccamento a l dovere, di generosità e altruismo, di dignità. Di tutto ciò che fa la vita degna di essere vissuta”.

I frammenti delle interviste che Borsellino ha rilasciato tra il ’90 e il ’92, custoditi nelle Teche rai, ci raccontano dell’amicizia e la collaborazione tra Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, la lucida analisi dei rapporti tra mafia e territorio e l’approccio sistemico al fenomeno mafioso da parte del pool antimafia.
Poi, alle 22.00, per  Diario Civile sarà proposta la puntata  “Vite contro la mafia”.

Quando si parla delle stragi mafiose, il pensiero corre subito a uomini come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: ho avuto l’onore e il piacere di conoscere Giovanni Falcone e ne ho un ricordo molto vivo dentro di me”. Franco Roberti apre la puntata con un omaggio alla memoria dei due magistrati uccisi dalla mafia ma, ricorda il Procuratore Nazionale Antimafia, “l’offensiva della criminalità  organizzata nei confronti dello Stato ha radici lontane. Già negli anni ’50 e ‘60 Cosa Nostra uccideva sindacalisti, come Placido Rizzotto e uomini delle  forze dell’ordine come i sette militari che persero la vita nella strage di Ciaculli del 1963. Il primo magistrato ucciso da Cosa Nostra fu Pietro Scaglione, il procuratore di Palermo, era 1971. Il loro sacrificio e quello di tanti giudici, poliziotti, carabinieri, agenti di scorta, giornalisti - aggiunge Franco Roberti - vive nei ricordi dei familiari ma anche in quello di chi attraverso il loro esempio, crede nella legalità e nella giustizia”. 

Alle 23.00 Eco Della Storia “IMPRESA MAFIA”. La mafia ha cambiato nel corso dei decenni il fulcro dei propri affari, cogliendo talvolta prima dello Stato vantaggi e svantaggi di alcuni business. La mafia che si arricchisce e che riesce, in particolare attraverso il riciclaggio dei capitali illeciti, a entrare nel mercato internazionale in anticipo e meglio di molte aziende legali, quelle che fanno crescere il Pil di un paese. Si può battere la criminalità organizzata senza incidere a fondo nel legame del suo business, nell’economia che la nutre e che le permette di arruolare sempre nuove forze e gestire nuovi affari? A Eco della Storia Gianni Riotta ne parla con Franco Roberti, Procuratore Nazionale Antimafia e Claudio Clemente, Direttore dell’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia.

Il riciclaggio è l’essenza della criminalità organizzata – commenta il Procuratore Franco Roberti –in Italia è pari al 10% del PIL, l’equivalente di 118 miliardi di euro. Le organizzazioni criminali riciclano e investono i profitti illeciti nei settori più disparati, nel commercio, nell’edilizia, negli appalti pubblici, nel gioco d’azzardo; una parte dei proventi vengono reimmessi nel mercato illegale per nuovi acquisti, una parte viene reinvestita nell’economia reale. E in un momento di crisi economica – sottolinea – in cui gli imprenditori onesti hanno difficoltà di accesso al credito, la tentazione di rivolgersi al credito mafioso piuttosto che affogare è molto forte. Negli ultimi due anni le denunce per usura sono aumentate del 150% rispetto ai due anni precedenti”.