Il cinema è spesso definito come intrattenimento, un passatempo per svuotare la mente e incamerare emozioni fuggevoli, ma un film come Annie Parker ci ricorda come un medium di queste potenzialità possa avere anche una tensione civile.

Il regista, produttore e sceneggiatore della pellicola Steven Bernestein (con alle spalle una lunga carriera da direttore della fotografia) parla in questo caso di “filmantropia”, ovvero di una tipologia cinematografica in grado di coinvolgere e sensibilizzare il pubblico nei confronti dei modelli ispiratrici.

In questo caso il tema centrale dell’opera di Bernestein, qui al suo debutto come regista, è quello della ricerca sul tumore al seno e più nello specifico sulla donna che permise di studiare l’incidenza genetica sull’insorgere della malattia.

Decoding Annie Parker, questo il titolo originale del film, mette in scena la battaglia della protagonista eponima contro il cancro, che devasta la sua famiglia sin dalla morte della madre, avvenuta nel 1965, quando Annie aveva solo 14 anni. Dopo poco la sorella maggiore e una cugina subiranno la stessa sorte. Spinta da un fatalismo che in realtà nasconde altro, la giovane Annie si convince che anch’ella presto verrà colpita da un tumore: in effetti così accade, nonostante le rassicurazioni dei medici che le parlano di una famiglia sfortunata.

Nonostante lo scetticismo dell’ambiente scientifico e grazie alla propria caparbietà e all’aiuto della genetista Mary-Claire King, famosa per il suo lavoro sulla sequenziazione genetica, le due donne sono riuscite a identificare il gene Brca1, responsabile dell’ereditarietà del male.

Nel cast del film, in uscita oggi nelle sale italiane, troviamo Samantha Morton nei panni della protagonista, Helen Hunt in quelli della genetista King e Aaron Paul (da Breaking Bad) nel ruolo dell’eccentrico marito di Annie. Parte degli incassi della pellicola sarà destinata all’associazione Komen per la lotta e la prevenzione del tumore al seno.

Foto: ufficio stampa