Ci troviamo qualche decennio prima dei fatti di Annabelle, l’horror del 2014 che vedeva una bambola inquietante al centro di strani delitti e inspiegabili casi di visioni e possessioni demoniache. Annabelle 2: Creation dischiude i battenti ai fatti sulla sua costruzione e maledizione. In una casa di campagna lontana dalla città un ambito artigiano di bambole ne confeziona per diversi importanti clienti, ma la più bella è destinata a sua figlia, bimba amorevole che muore improvvisamente. Dodici anni dopo, con una moglie allettata per una malattia misteriosa, si deciderà a ospitare in quella grande casa un orfanotrofio per ragazzine. Tutto è ovviamente cambiato, più oscuro e pesante di quegli anni lontani e spensierati dove Annabelle segnava la sua crescita con le tacchette sulla porta della sua camera. E ovviamente le ragazze nuove arrivate, insieme alla  inizialmente alla suora loro tutrice, ignare di tutto, scopriranno l’orrore a poco a poco.

David F. Sandberg è svedese. Uno di quei registi cresciuti a cortometraggi e horror. Il suo pane quotidiano? Festival, applausi e tante invenzioni per spaventare low-budget un pubblico sempre più abituato a costose inquietudini digitali. Il celebre corto Lights Out lo portò agli onori della cronaca quando la Warner Bros. gli affidò un intero film dallo stesso titolo, che non deluse le buone aspettative. Dal 3 agosto il suo Annabelle 2 tira le fila del franchise per terrorizzare i fans della bambola indemoniata. Il lavoro è molto attento a seguire una narrazione a tinte decadenti tra un’ambientazione tra un’America post-western e decadenze gotiche. La casa quasi che sembra quasi abbandonata, le visioni sovrapposte di bambole e spiriti, i colpi di surround per strizzarci dalle poltrone sono i trucchetti classici orditi da Sandberg con ordine e ricerca tessa nell’estetica. Sono passati i tempi del low-budget. Ora anche lui maneggia paure costose. La struttura è quella della casa stregata: il suo fulcro la bambola, i connettori due bambine amiche per la pelle, e una giovane suorina un po’ troppo sexy per essere credibile e troppo debole per disinnescare le forze oscure fa da controparte. In altre parole il film presenta un’ottima confezione raccontando una favola del terrore performante per giovani e amanti del genere, ma priva di autorironia e soprattutto molto simile a tanta altra roba già vista.

Continuano anche richiami e collegamenti a doppio filo tra gli Annabelle e il franchise The Conjuring, del quale le peripezie della nostra bambola dalle guance rosse non sono altro che il sanguinario spin-off. Insomma, per seguire in ordine cronologico l’evolversi di questo horror a mondi espansi si dovrebbero vedere nell’ordine: Annabelle 2, Annabelle e The Conjuring. Visione antologica consigliata solo ai patiti di terrore in surround e possessioni demoniache in varie salse.