Non solo star internazionali, cinema d’autore provocatorio e shockante e concessioni ai blockbuster: al Festival del cinema di Venezia quest’anno partecipa anche una nutrita spedizione italiana, nella quale si segnala anche un regista di grande speranza come Francesco Munzi.

Classe 1969, nato a Roma, dopo una gavetta di cortometraggi e di documentari Munzi si è fatto notare nel 2004 con un ottimo film quale Saimir, che gli garantisce la vittoria di un Nastro d’argento come miglior regista esordiente e due David di Donatello.

Meno riuscito invece il successivo Il resto della notte, ma il film in concorso a Venezia, Anime nere, tratto dall’omonimo romanzo di Gioacchino Criaco, potrebbe rappresentare il riscatto definitivo per l’autore.

Strutturato come un western e una tragedia epica dei giorni nostri, il film interpretato da Marco Leonardi, Peppino Mazzotta, Fabrizio Ferracane, Anna Ferruzzo, Giuseppe Fumo e Barbora Bobulova narra una saga famigliare calabrese di tre fratelli vicino alla ndrangheta.

Luigi è un trafficante internazionale di droga, Rocco, milanese d’azione è un imprenditore che ricicla i soldi sporchi del primo, mentre il più anziano Luciano si è ritirato cullato da un’illusione di pacificazione rurale. Sarà il figlio Leo, disilluso e privo di prospettive, a far esplodere il conflitto con un clan rivale in seguito a una banale lite.