E’ di pochi giorni fa la notizia della morte del regista greco Theo Angelopoulos, deceduto a causa delle ferite riportate dopo essere stato investito da una moto mentre attraversava la strada ad Atene.

Il regista si trovava nella capitale greca per la lavorazione de “L’ltro mare”, sceneggiato dal regista a quattro mani con la scrittrice cretese Rhea Galanaki e con il romanziere Petros Markaris.Terza opera della trilogia de “La sorgente del fiume” e “La polvere del tempo”, il film con Toni Servillo e l’esordiente Irini Stratigopoulou, ha come tema la recessione, argomento che toccava l’autore nel profondo.

Qualche mese prima della sua scomparsa infatti, in un’intervista rilasciata per un quotidiano italiano, aveva esternato la sua angosciata preoccupazione per la crisi economica della Grecia ed il proprio il timore per i disordini di piazza e la condizione dei suoi concittadini.

La trama de “L’altro mare” ruota attorno alla figura di un ambiguo patriarca (Servillo), prototipo della classe dirigente greca responsabile di aver condotto il Paese sull’orlo della bancarotta. Alla sua immagine, preoccupante e minacciosa, si contrappone quella della figlia, attrice alle prese con la piece teatrale “Opera da tre soldi” di Brecht.

Figura emblematica e rappresentativa del cinema greco a partire dagli anni ’70, Theo Anghelopoulos conquistò la Palma d’Oro a Cannes nel 1998 con il film “L’eternità e un giorno”.

Tra le pellicole più significative della sua carriera si ricordano “Il passo sospeso della cicogna” del 1991 con Marcello Mastroianni e “Lo sguardo di Ulisse” del 1995, iniziato con Gianmaria Volonté che, paradossalmente, morì proprio durante le riprese.