Uscirà oggi, in tutti i negozi di musica e negli store online, l’ultimo album della giovane rivelazione della musica italiana, Alessandro Casillo (foto di Erminando Aliaj). Il disco, intitolato #ALE, contiene 9 tracce inedite, realizzate in collaborazione con Luca Chiaravalli, Gianluigi Fazio e Andrea Bonomo, prodotto da Gabriele Parisi e distribuito da Carosello Records.

Dopo aver partecipato alla seconda edizione di “Io Canto“, il talent per ragazzi condotto da Gerry Scotti su Canale 5, preso parte a numerosi contest musicali e dopo aver trionfato nella sezione Giovani di Sanremo nel 2012, Alessandro pubblica il suo secondo disco di inediti: un grande traguardo per un ragazzo così giovane che compirà 18 anni il prossimo giugno.

Noi di Leonardo.it l’abbiamo incontrato all’anteprima della presentazione di #ALE e lo abbiamo conosciuto meglio. Ecco cosa ci ha rivelato Alessandro Casillo, durante la prima data del suo Instore tour (leggi qui le date) che toccherà molte città d’Italia, pochi minuti prima di concedersi ai numerosi fan per la firma degli autografi.

Domani esce il tuo secondo album in studio, #ALE. Come lo definiresti in tre parole?

Per me questo album è davvero molto importante: c’è dietro un lavoro impressionante, che dura da circa 7 mesi. Ci siamo impegnati tutti davvero molto e sono contento che, finalmente, sia nato un prodotto per cui ci abbiamo messo l’anima. Quindi, se dovessi descriverlo in tre semplici parole direi: impegno, amore e… tanta roba. Speriamo vada bene, ci spero tanto.

Molte canzoni dell’album parlano d’amore. In “Ci credo ancora”, l’ultimo singolo uscito pochi giorni fa, parli di un amore che esiste ma non sai ancora dove si trovi. Alessandro si è mai innamorato?

No, non mi sono mai innamorato seriamente. Ho solo 17 anni, ovviamente ho avuto delle storielle, ma nulla di serio, nulla che potesse farmi provare quell’amore puro e vero che dico di cercare nelle mie canzoni. Come dice il testo di “Ci credo ancora”, io spero che, un giorno, arrivi la ragazza giusta, quella mi faccia vivere questa storia. L’idea che ho io dell’amore è tanto semplice quanto profonda: vorrei trovare una ragazza intelligente, con la testa, perché sono dell’idea che a lungo andare la bellezza svanisca. Ovviamente è un particolare che, specialmente all’inizio, conta, ma l’affetto, l’intelligenza e l’amore che una persona può darti diventano più importanti. Vorrei trovare qualcuno che mi voglia bene per davvero, per quello che sono e non per quello che faccio, perché in fondo sono un ragazzo come tutti gli altri.

Delle 9 tracce dell’album ce n’è una a cui sei particolarmente legato e che senti più tua? 

In realtà amo tutte le 9 tracce, le ho scelte proprio perché provo qualcosa per loro, mi hanno emozionato tutte quando le ho sentite. Quando ho ascoltato per la prima volta “Qualcuno sentirà”, la numero uno della tracklist, mi ha emozionato molto. E’ una canzone dal testo molto forte, che parla di noi giovani, di quello che vogliamo, una canzone che definirei quasi “sociale”. E’ una sorta di lettera che noi giovani scriviamo, sperando che qualcuno, prima o poi, la legga: quello che vogliamo comunicare è che il futuro siamo noi e che dobbiamo fare qualcosa per renderlo migliore. In realtà, c’è anche una seconda traccia che mi piace molto, “Parlo io”, quella che chiude il disco: è una canzone solo chitarra e voce. Erano quasi due anni che l’avevamo confezionata; l’avevamo portata alla scorsa edizione di Sanremo (qui troverete l’elenco dei big in gara nell’edizione 2014), ma non è stata accettata. Parla di un amore finito e, con l’interpretazione e l’uso delle parole e del solo strumento, si sente davvero l’emozione, fai davvero sentire quello che vuoi dire.

I testi sono tutti scritti in collaborazione con importanti autori del panorama musicale italiano. Come nascono i brani del disco?

Le canzoni vengono, prima di tutto, scritte senza un testo. Viene presentata una traccia, se ne valuta la musicalità e, prima di tutto, ti devono emozionare gli strumenti e le note della melodia. Tutti insieme, poi, parliamo del testo, di cosa deve trattare: ogni canzone ha il suo pezzo di storia, ha qualcosa di mio, che trae spunto dalla mia vita. Le storie, alla fine, cambiano, proprio come me che, dai 15 ai 17 anni, ho avvertito una grande trasformazione, davvero veloce, non ho nemmeno fatto in tempo ad accorgermene. Cresci e non te ne rendi conto e con me crescono anche i miei testi.

Il titolo che hai scelto per l’album è particolare: inizia con un hashtag, un simbolo che rimanda ai social network e tu sei molto seguito su Facebook e Twitter. Com’è il tuo rapporto con i social network e con i fan che, ogni giorno, popolano le tue fanpage?

Con i social network vado molto d’accordo, li uso molto spesso e mi permettono di avere un rapporto molto bello con i miei fans: ci scriviamo tutti i giorni e non solo per le comunicazioni di lavoro. E’ come se tra di noi fosse nata un’amicizia virtuale in cui ci si chiede quotidianamente “Ciao, come stai? Cosa fai?”. Loro si affezionano ed io altrettanto. L’hashtag è nato proprio per quello, come rimando al mondo virtuale grazie al quale riesco a stare in contatto con i ragazzi che mi seguono con affetto. Io sono nato proprio dai social: dopo Io Canto (clicca qui per saperne di più sulla vincitrice dell’ultima edizione) mi hanno aiutato tanto per entrare a Sanremo Giovani, permettendomi poi di vincere. I social sono importanti per tutti, non solo per me. Molti ragazzi si conoscono e fanno amicizia anche grazie alla mia pagina: quando leggo messaggi come “Grazie Alessandro, grazie a te ho conosciuto una ragazza di nome Giulia che è diventata una delle mie migliori amiche”, mi rende felice, sapere di aver fatto incontrare due persone e di essere la passione che ha potuto creare tra loro un legame così forte mi riempie di orgoglio.

A soli 17 anni hai già partecipato a un talent, vinto Sanremo e inciso due dischi. Ma com’è la vita “normale” di Alessandro? Quella che vivi nella tua quotidianità.

Il cambiamento non lo sento proprio, o comunque lo sento poco. La mia vita non è cambiata, in fondo non ho niente di speciale: è vero, canto, ho un talento, ma nella stessa misura in cui un ragazzo gioca davvero bene a calcio o è un mago degli scacchi, ognuno ha la sua passione, qualcosa in cui riesce bene. Ho una vita normale: la mattina vado a scuola, i miei compagni di classe mi vogliono bene, esco e sono con i miei amici di sempre, quelli che conosco sin dai tempi delle elementari. 

Molti ragazzi della tua età sognano di intraprendere una carriera nel mondo della musica. Tu hai iniziato partendo da un talent show. A loro cosa consiglieresti?

I talent sono importanti, danno una possibilità a chi crede in qualcosa: non è solo l’arrivare, è anche il crederci che conta. Per quanto mi riguarda, “Io Canto” è stata l’esperienza più bella della mia vita e non solo per la gara in sé: tra noi ragazzi si era creata una vera e propria famiglia. Questo è stato importante per me, visto che prima non avevo mai potuto condividere con nessuno la mia passione per il canto. Ecco qual è il potere della musica: riesce a creare solidi rapporti umani ed è una cosa meravigliosa.

C’è un cantante in particolare, una figura alla quale ti sei ispirato, che ha fatto nascere in te il desiderio di intraprendere questa carriera?

Il cantante che più di tutti mi ha ispirato è Claudio Baglioni. Mio padre è un suo fan sfegatato e da bambino mi faceva cantare le sue canzoni insieme a lui, anche se è stonatissimo. Negli anni la mia cultura musicale si è allargata, ma la passione è nata grazie alla musica italiana. Da bambino avevo una chitarra-giocattolo che non smettevo mai di suonare, poi ho iniziato a prendere lezioni di pianoforte e da lì è cambiato tutto. Da due anni suono anche la chitarra, anche se da autodidatta.

Oggi gli idoli dei teenager di tutto il mondo sono Miley Cyrus e Justin Bieber. Che idea ti sei fatto dei tuoi colleghi oltreoceano?

Partiamo dal presupposto che in America la vita è molto diversa, c’è più pressione e molta meno privacy e dopo un po’ diventa difficile da gestire. Comunque non voglio giustificare alcuni loro comportamenti: io spero di diventare sì un cantante professionista, ma anche di restare la persona che sono. Artisticamente parlando apprezzo molto Justin Bieber, è molto giovane ma sa cantare, suonare, ballare bene. Insomma, è un artista a 360 gradi. Miley Cyrus la seguivo da bambino, quando faceva Hannah Montana. Il suo cambiamento è stato radicale e forse un po’ troppo forte, tenendo conto che il suo target sono ragazzini sui 14 anni. Gesti come leccare un martello o il twerking sono un po’ esagerati (proprio come ha fatto nel suo ultimo video, guardalo qui).