Alessandro Borghi e Netflix, un rapporto che è appena iniziato e che ci piacerebbe tanto continuasse. Il giovane attore è infatti tra i protagonisti di “Suburra”, film di Stefano Sollima che la Internet Tv ha lanciato nella sua library di Stati Uniti e America Latina, prima di diventare una serie tv da essa stessa prodotta (che non vediamo l’ora di vedere). Insomma una visibilità internazionale per Alessandro, tra l’altro fresco del successo di “Non essere cattivo” di Claudio Caligari, candidato italiano per gli Oscar 2016.
Ecco cosa ha raccontato Alessandro Borghi a Leonardo.it.

Come vivi questo momento di grandi successi?
È come se mi fossi addormentato un anno fa e risvegliato all’improvviso. Prima Venezia, poi la notizia della possibile candidatura agli Oscar con “Non essere cattivo” e ora “Suburra”: per la prima volta, finalmente, ho la sensazione di fare questo lavoro come ho sempre sognato. Sono legato ad entrambi i film e tengo le dita incrociate, stiamo a vedere come andranno le cose.

Tu sei molto attivo su Facebook, quindi ci viene spontaneo chiederti che rapporto hai con la rete e quindi con il mondo Netflix…
Sì, devo dire che frequento molto i social e ho un rapporto intenso con la rete, quindi l’arrivo di Netflix per me è una gioia e lo dico anche da utente, non solo da attore. Ora mi guarderò le serie solo lì e non comprerò più i cofanetti! Comunque in generale penso sia un passaggio fondamentale quello verso la rete.

Le tue serie tv Netflix preferite?
“Narcos”, che trovo spaziale e “Marco Polo”, dato che ci recitano dei miei amici.

A proposito: ti piacerebbe iniziare una carriera internazionale proprio come Lorenzo Richelmy (protagonista dell’appena citato “Marco Polo”)?
Certo che sì! D’altra parte vedo che questo è un momento positivo, di interscambio tra l’Italia e gli Stati Uniti: molti nostri attori hanno iniziato a lavorare Oltreoceano e qui arrivano tante star, tra cui Dustin Hoffman entrato nel cast delle serie “I Medici”. Per quanto mi riguarda, da qui a settembre prossimo dedicherò il mio tempo a diventare quasi madre lingua per evitare di andare lì e sfigurare.