Da domani, venerdì  30 settembre, gli Afterhours tornano in radio con il singolo Se io fossi il giudice, ultimo estratto dall’album Folfiri o Folfox, pubblicato per Universal Music lo scorso 10 giugno: “Un disco sulla morte e sulla vita, sulla malattia e sulla ‘cura’, sulle domande senza risposta, sull’egoismo che ci fa sopravvivere, sulla rabbia e sulla felicità, sulle chiusure di cerchi che ci permettono di aprirne altri” ha commentato il leader del gruppo, Manuel Agnelli, in questi mesi impegnato proprio nelle vesti di giudice nella decima edizione di X-Factor Italia.

La canzone, precisa tuttavia  Agnelli, non ha niente a che vedere con la nuova esperienza televisiva che sta vivendo, essendo stata scritta ben prima di ricevere la proposta per il ruolo di giudice del noto talent show.

C’è una parte di subconscio nello scrivere che sfiora il sovrannaturale – ha commentato il leader degli Afterhours -. Mi è capitato, in passato, di descrivere nelle canzoni situazioni totalmente inventate che poi ho vissuto davvero, esattamente come le avevo descritte. Ho scritto questo pezzo quasi due anni fa, ben prima che mi chiedessero di partecipare ad X-Factor. Non parla dei talent, naturalmente (!), ma è uno dei tanti ‘segni’ che in questo periodo mi stanno indicando la strada per poter cambiare una vita che non mi piaceva più. L’ho scritto quando è mancato mio padre. E’ un pezzo che parla di voglia di rinascere, cancellando l’idea che gli altri hanno di me, ma soprattutto l’idea che ho io di me stesso. Dove la cosa più importante non è raggiungere una meta ma vivere. Liberi da tutto quello che ci impedisce di dirci la verità“.

Folfiri o Folfox, album da cui è estratto il singolo Se io fossi il giudice, nasce infatti a seguito della morte del padre di Agnelli, scomparso all’età di 77 anni, in seguito ad una complicazione sopraggiunta mentre si sottoponeva alle cure per sconfiggere il tumore che lo affliggeva (il titolo dell’album richiama infatti il nome di due trattamenti per la chemioterapia). Non a caso, in molte delle canzoni contenute nell’ultimo disco degli Afterhours (l’undicesiomo della band) compaiono chiari riferimenti alla figura paterna, come in Grande, L’odore della giacca di mio padre e Noi non faremo niente.