Donald Trump sembra non piacere affatto alle celebrità: il candidato alla presidenza degli Stati Uniti ha ricevuto l’ennesimo ultimatum da parte di un’artista musicale, e questa volta si tratta di Adele.

La cantante ha infatti intimato al politico americano di non usare più i suoi brani senza prima aver chiesto il suo permesso (e tutto lascia credere che la probabilità di un consenso sia alquanto remota).

Adele è stata avvisata da alcuni fan che su Twitter hanno iniziato a spargere la voce dell’utilizzo di canzoni come Skyfall (il tema dell’omonimo film di James Bond) e Rolling in the Deep durante i suoi comizi. Da qui lo sconcerto degli appassionati, che si sono chiesti la posizione della loro icona.

Ma la ruggine tra Adele e Trump ha radici più profonde e risale allo scorso novembre, quando il milionario si è presentato al concerto dell’artista presso la Radio Ciry Music Hall di New York, saltando bellamente la fila all’ingresso.

Adele, la cui particolare dieta ha fatto discutere, è diventato dunque l’ennesima celebrità musicale a opporsi all’utilizzo delle proprie canzoni durante l’attività elettorale di Donald Trump. Prima di lei ci sono stati il cantante degli Aerosmith Steven Tyler e Neil Young, con il primo che tramite i propri avvocati ha inviato una lettera ufficiale in cui chiedeva agli organizzatori di non perseverare nell’errore.

Era poi stato il turno di Michael Stipe, il frontman dei REM, che era stato molto esplicito nel mandare a quel paese quei “piccoli, tristi uomini avidi di potere e in cerca di attenzione” che si permettevano di usare le sue creazioni.

Eppure a quanto sembra, legalmente Trump sarebbe dalla parte della ragione. Le licenze per l’utilizzo di brani coperti da copyright sono infatti acquistate tramite accordi con le case discografiche e secondo la legge americana queste non possono rifiutarsi di concederle senza una ragione fondata.

Una canzone non è considerata un appoggio anche indiretto alla causa del politico, per cui non si può applicare la logica dell’utilizzo scorretto E di fatto le dichiarazioni di Adele – contraria alla causa di Trump – non fanno che corroborare questa singolare interpretazione del diritto d’autore. Per la cantante dunque non c’è molto da fare se non opporre buon viso a cattivo gioco.