Phil Rudd, storico batterista degli AC/DC, si è dichiarato colpevole per le accuse di minacce di morte e  possesso di metanfetamine e cannabis.

Nonostante nei mesi scorsi si fosse dichiarato innocente, il 60enne batterista australiano si è presentato in un tribunale della Nuova Zelanda ammettendo i capi di accusa che pendevano su di lui.

Secondo quanto avrebbe dichiarato l’avvocato di Rudd, Craig Tuck, questa svolta del tutto inattesa permetterà allo stesso musicista di patteggiare la sua colpevolezza e quindi di avere uno sconto della pena, rischiando però fino a sette anni di carcere.

Arrestato nello scorso novembre mentre si trovava nella sua villa sul mare di Tauranga, nell’isola settentrionale della Nuova Zelanda, il batterista era stato accusato di minacce di morte nei confronti di un suo ex dipendente per via di alcuni diverbi riguardo il modo ritenuto inadeguato di quest’ultimo per l’organizzazione del lancio dell’album da solista di Rudd, “Head Job”, uscito nell’agosto 2014. Minacce che, secondo l’avvocato del batterista, non sarebbero altro che una “telefonata arrabbiata”, che alla fine avrebbe acceso la miccia con un mandato di perquisizione.

Queste accuse hanno allontanato Rudd dalla band, che è comunque andata avanti senza di lui con i vari impegni, sostituendolo alla batteria con Chris Slade. Tuttavia nel caso in cui venga condannato definitivamente il suo addio alla band può definirsi certo. Per la sentenza definitiva bisognerà aspettare qualche mese, perché sarà emessa solamente il prossimo 26 giugno.