Si chiama “Il tempo. Le parole. Il suono” il nuovo album dei 99 Posse, appena arrivato da venerdì 22 aprile in tutti i negozi di dischi italiani fisici e virtuali. Il gruppo hip-hop partenopeo in attività dal 1991 in questo nuovo lavoro ha avuto modo di collaborare con parecchi altri artisti, dal lanciatissimo rapper Rocco Hunt, fresco reduce dall’ultimo Festival di Sanremo ma anche da un selfie con Papa Francesco, fino al gruppo indie Lo Stato Sociale.

L’uscita di “Il tempo. Le parole. Il suono” è accompagnata anche da un nuovo tour, partito da Firenze proprio il giorno della pubblicazione del disco, il 22 aprile. In occasione del lancio del lavoro, il leader dei 99 Posse Luca Persico, meglio conosciuto come ‘O Zulù, in una nuova intervista concessa a La Repubblica ha scherzato sui suoi problemi con la giustizia: “Come Berlusconi ho dei precedenti, siamo tutti e due pregiudicati, ma non mi sento simile a lui”.

‘O Zulù ha parlato anche del tema principale del nuovo disco dei 99 Posse, quello dell’identità: “Prima di metterci a scrivere ci siamo chiesti: ‘Chi siamo e perché gridiamo?’ Questo disco parla di noi. Negli ultimi 25 anni abbiamo lavorato per la distruzione delle classi. Oggi le cose sono cambiate, ma noi non ci tiriamo indietro. Parlare di identità è stato quasi naturale. Io ero ad Avellino, Massimo e Marco in studio a Napoli. Anche se a distanza, abbiamo sentito che bisognava lavorare sull’identità espressiva. Per anni ogni volta che dovevo scrivere i testi di un disco è stato un dramma. Avevo paura di essere banale, scontato, temevo di non trovare le rime giuste. Questa volta no: Luca e Zulù hanno fatto pace. Le parole dell’album mi sono venute dalle viscere”.

Anche in questo nuovo disco i 99 Posse propongono un gran mix di generi musicali differenti, come spiega Marco Messina: “Non siamo mai riusciti a fare un genere specifico. Venivamo tutti da esperienze diverse. Amiamo il meticciato, consideriamo gli stili come una gabbia. Piuttosto che copiare preferiamo partorire un’idea tutta nostra. Non ragioniamo in termini di generi, ma di attitudini. In questi anni abbiamo recuperato il rapporto con il rap e con il folk. Se ci pensiamo bene, il secondo coro del Canto delle lavandaie nella Gatta Cenerentola è un pezzo di techno music”.