Cinquanta sfumature di grigio ha subito sbancato i botteghini italiani. I risultati di incasso della prima serata di proiezione sul suolo nazionale dell’atteso film erotico-soft non hanno deluso le aspettative. Al box-office nostrano l’adattamento cinematografico del celebre best seller firmato da E. L. James ha guadagnato nella sola giornata di giovedì 1.73 milioni di euro, con una media per sala di duemila euro. E al momento i dati monitorati si riferiscono soltanto a 861 delle 1000 sale in cui la Universal Pictures ha distribuito il film.

Sono stati ben 237 mila gli spettatori che giovedì sono accorsi nei cinema italiani a vedere Cinquanta sfumature di grigio, nonostante la concorrenza televisiva della terza serata del Festival di Sanremo. Un’ottima partenza che lascia prevedere un risultato complessivo per quanto riguarda il primo weekend di programmazione intorno ai 7/8 milioni di euro.

È tutto oro quello che luccica? Se Cinquanta sfumature di grigio è premiato a livello di numeri, l’entusiasmo è parecchio inferiore a livello di prime reazioni. La critica ha ampiamente demolito la pellicola fin dalla presentazione al Festival di Berlino e anche il pubblico sembra non aver gradito più di tanto. Il motivo? In questo thriller erotico-soft a mancare paradossalmente è il sesso.

Il film diretto da Sam Taylor-Johnson con protagonisti Jamie Dornan e Dakota Johnson, la figlia di Don Johnson di Miami Vice, è infatti troppo soft e poco erotica. Le scene di sesso sono poche e sono eccessivamente patinate e castigate, mentre i lettori e le lettrici del romanzo di E. L. James si aspettavano una visione parecchio più piccante. Dalle prime impressioni a caldo sulla pellicola, sia nelle recensioni ufficiali che nei commenti sui social network, l’aggettivo che più ricorre non è sexy, bensì noioso.

La recensione di Wired di Cinquanta sfumature ad esempio alimenta i paragoni con la saga di Twilight, d’altra parte il romanzo della James nasce come fan fiction proprio del romanzo di Stephenie Meyer, ed evidenzia come la visione non sia poi molto bollente: “Un’intera campagna pubblicitaria montata sull’erotismo, addirittura l’ottenuto divieto ai minori di 18 anni in Inghilterra, il Rated R in America e il divieto ai minori di 14 da noi, per fomentare un film in cui il sesso è più nelle parole che nei fatti.”

Dello stesso avviso anche La Gazzetta dello Sport: “Lontano anni luce dal racconto di sottomissione di Lars Von Trier (Nymphomaniac, presentato sempre a Berlino l’anno scorso), dalla storia di formazione sessuale di Abdellatif Kechiche (La vita di Adele), dal realismo scioccante di Steve Mc Queen (Shame), ma anche dalla saga hot per teenager di dieci anni fa Cruel Intentions, 50 sfumature di grigio si rivela nient’altro che un melodramma romantico.”

Esplicita fin dal titolo la recensione de Il Giornale: “Cinquanta sfumature di… noia”. Nel pezzo, l’autrice Serena Nannelli sottolinea che: “Si tratta di un blockbuster in grado di convincere e coinvolgere chi ha amato la serie letteraria da cui è tratto ma anche chi al cinema cerca un tipo di evasione oscillante tra il romantico e il softcore; a tutti gli altri apparirà invece come una mediocre e deprimente erotizzazione di “Cenerentola” e “Pretty Woman“.”

Tanto rumore per nulla, quindi, ma ciò non impedisce al film di riempire le sale. L’importante è che se ne parli, poco importa che se ne parli male o, nel caso di Cinquanta sfumature di grigio, che se ne parli addirittura malissimo.