Prevedibile, ma piacevole, 20 Anni di meno, la nuova commedia francese del regista David Moreau che, insieme al suo amico e collega Amro Hamzawi ha sceneggiato questa storia dedicata al tema della differenza di età tra un ragazzo di appena vent’anni ed una affascinante giornalista di moda di 39 anni.

Alice Lantins (Virginie Efira) bella, ambiziosa e totalmente dedita al lavoro al punto da aver dimenticato la propria vita privata. Per farla breve, ha tutte le qualità per diventare il nuovo capo redattore della rivista Rebelle, e la sua unica pecca forse è quella di apparire un po’ impacciata. Ma quando il giovane e affascinante Balthazar (Pierre Niney), che ha appena compiuto 20 anni, incrocerà il suo cammino, lo sguardo dei suoi colleghi cambierà decisamente. Capendo che quella è la chiave per ottenere la tanto agognata promozione, Alice fingerà di vivere un improbabile idillio.

La milf e il toy boy, per utilizzare due delle espressioni utilizzate per catalogare una coppia che dovrà avere a che fare con le chiacchiere della gente, la difficoltà di accettazione da parte della figlia della protagonista, ma soprattutto con la propria consapevolezza di poter riuscire ad essere davvero un “noi” e non un “io e te”.

 Una trama che vuole andare contro il conformismo della nostra società così legata alle convenzioni, dove si rifiuta il diverso e la differenza convinti quasi che la felicità si possa controllare, regolarizzare. Proprio il regista commenta a riguardo: “Le persone temono lo sguardo degli altri, i giudizi negativi che a volte diventano anche violenti. Ma quando la singolarità, l’originalità vengono accettate, tutto diventa possibile. Ed è questa la storia del film… Al di là di questo, il film parla anche dell’angoscia di quelle donne che escono con uomini più giovani chiedendosi inevitabilmente: “Sarà ancora così innamorato tra cinque anni ?” I giovani non si pongono domande sulle conseguenze delle proprie azioni: la giovinezza ti porta a credere di essere immortale, ma con il passare degli anni si diventa più  “paurosi”. Quelli che restano giovani dentro invece non hanno queste paure. Alice ha fatto delle scelte precise motivate soprattutto da quello che la società si aspetta da lei. La spontaneità di Balthazar le farà aprire gli occhi  e la libererà da questa sorta di autocensura trasformandola“.
Una nota di demerito? Un’ispirazione troppo americana e una rappresentazione dei personaggi in stile decisamente alto borghese, una realtà nella quale lo spettatore difficilmente può identificarsi.