Ci sono film che entrano in un limbo produttivo da cui non riescono più a uscire, e decenni dopo gli studiosi ne parlano con nostalgia, rimpiangendo un’occasione che è rimasta in potenza e non è mai stata concretizzata.

E poi ci sono invece i capolavori del cinema come C’era una volta in America, progettato da Sergio Leone per circa 15 anni, un periodo di tempo durante il quale dovette assicurarsi i diritti del libro da cui trasse l’ispirazione per l’intreccio principale, le memorie di un gangster americano durante l’epoca del proibizionismo, e scegliere un cast perfetto per la miriade di personaggi di cui è costellata la lunga epica (i 246 minuti della versione restaurata nel 2012).

Il film, che sarebbe stato l’ultimo capitolo della cosiddetta Trilogia del tempo (insieme a C’era una volta il West e Giù la testa, in opposizione alla più famosa Trilogia del dollaro prettamente western), uscì per la prima volta negli USA il 17 febbraio del 1984, in una versione ridotta e montata secondo un ordine cronologico lineare. Naturalmente fu un disastro e nel Paese di cui Leone aveva voluto narrare la storia nascosta la pellicola fece molta fatica a imporsi.

In Italia il film sarebbe uscito il 6 luglio dello stesso anno. Immediatamente la storia di Noodles, Max, Deborah e gli altri, persa nel gorgo del tempo (o forse rivisitata dal protagonista immerso nei fumi dell’oppio) avrebbe subito conquistato il pubblico, decretando il mito di un film che, nonostante la durata monstre, è diventato uno dei classici della filmografia tricolore.

A renderlo il capolavoro non solo una storia melodrammatica, in cui si mescolano tanti momenti memorabili e contraddittori, ma anche le interpretazioni di Robert De Niro, James Woods, Elizabeth McGovern, la stessa regia di Leone e le immortali musiche di Ennio Morricone.