L’11 settembre del 2001, il giorno in cui crollarono le Torri Gemelle in seguito a una serie di attentati aerei perpetrati dal gruppo terroristico di Al Qaeda, verrà ricordato per sempre come uno di quei momenti storici che hanno cambiato irrimediabilmente il percorso dell’umanità.

Sconvolgimenti geo-politici, la morte di migliaia e migliaia di persone (e non si parla solo di coloro che sono periti con l’abbattimento degli edifici), inganni, menzogne pubbliche, ipotesi di complotto, traumi psicologici, un’intera nazione ferita e lacerata, il mondo in attesa di una reazione violenta.

Non c’è dubbio che materiale del genere, per quanto cinica possa sembrare questa affermazione, è assolutamente perfetto per quel grande specchio distorto che è il cinema.

Tra i tanti che hanno provato a raccontare i retroscena di quei giorni il più famoso è sicuramente il documentarista Michael Moore, che con Fahrenheit 9/11 che ha provato a portare alla luce punti oscuri e presunte verità di quel fatidico evento.

Un altro cineasta molto impegnato politicamente, Oliver Stone, ha proposto un’angolazione più umana e classicamente drammatica della vicenda con World Trade Center, film in cui Nicolas Cage interpreta uno dei pompieri chiamati a intervenire nei minuti successivi all’attentato.

Paul Greengrass invece, in United 93, si è concentrato su uno degli aerei protagonisti della tragedia, e in particolar modo sul volo United Airlines 93, il quale, pur se dirottato anch’esso dai terroristi, non raggiunse l’obiettivo designato grazie al coraggio di equipaggio e passeggeri (cosa che ha attirato sul regista le accuse di propaganda filo-americana).

Tra i più interessanti progetti va citato sicuramente 11 settembre 2001, l’antologia di undici cortometraggi (dalla durata simbolica di 11 minuti, 9 secondi e un fotogramma) affidati ad altrettanti registi provenienti da Paesi diversi. I corti più riusciti, a nostro parere, sono il lirico spezzone di Sean Penn, dal significato piuttosto ambiguo, e il radicale esperimento audiovisivo di Alejandro Inarritu, probabilmente la cosa migliore realizzata dal messicano.

Chiudiamo con alcuni film che trattano delle conseguenze degli eventi, ancora una volta in modi del tutto differenti: Molto forte incredibilmente vicino, diretto da Stephen Daldry e tratto dall’omonimo romanzo di Jonathan Safran Foer, in cui un ragazzino deve fare i conti con il trauma della morte del padre; Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow, che segue la caccia all’uomo della CIA di cui è oggetto Osama Bin Laden; La 25ª ora di Spike Lee, girato in parte a Ground Zero nelle vicinanze dell’area fantasmatica in cui una volta svettavano le Twin Towers.

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